“Scatti in rete a caccia di consensi”

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“Scatti in rete a caccia di consensi” – I giovani snobbano i rischi e gli adulti danno il cattivo esempio.

Leggiamo l’analisi di Maura Manca, psicoterapeuta direttore del portale AdoleScienza.it

La molla è la “costante ricerca dell’approvazione”, unita a una “totale sottovalutazione del limite tra privato e pubblico” nel complesso rapporto tra giovanissimi, smartphone e mondo dei social.

C’è un utilizzo eccessivo dello strumento da parte degli adolescenti?
“Il problema è che sono costantemente connessi e comunicano sempre con chat, messaggistica istantanea, video, foto. E così spesso perdono le componenti relazionali ed emozionali che consentono di gestire meglio i rapporti.

Problema di tempo e di qualità quindi?
“Sì, per esempio è in crescita il fenomeno della connessione pressoché continua anche di notte. E questo peggiora la qualità del sonno, l’umore, la capacità di concentrazione”.

Cosa postano i ragazzi sui social?
“Di tutto. Per loro è normale condividere ciò che riguarda la vita quotidiana: mentre studiano, mentre sono in bagno, anche foto intime”.

Con una totale sottovalutazione dei pericoli.
“Purtroppo è così. Si parte dai challenge, dalle sfide nel nome del rischio o delle bevute alcoliche, si arriva alle immagini del proprio corpo. Tutto con un obiettivo principale: la ricerca di popolarità, di follower, di like. E senza la capacità di capire che quelle immagini possono in un attimo comparire nei telefonini di chiunque”.

Perché l’invio anche di immagini intime? Da cosa nasce?
“Si torna sempre al bisogno di approvazione, al pensiero che con quelle immagini si può conquistare l’altra persona. Ho seguito molti casi del genere: in alcuni cellulari di ragazzini ho trovato veri e propri database di immagini intime femminili. C’è uno scambio impressionante di materiale tra di loro”.

Ma come si può intervenire?
“Dobbiamo spiegare quali sono i rischi, mostrando casi concreti. Per esempio quando quegli scatti arrivano ai genitori o a un professore, la vergogna è massima. E bisogna far capire che dietro un’immagine virtuale, c’è sempre una persona reale. Non bisogna mai fidarsi, soprattutto quando parliamo di giovanissimi anche di 12-13 anni che hanno già il cellulare e profili social a tempo pieno. Vanno responsabilizzati ad un uso corretto”.

Con una riduzione dell’utilizzo?
“Anche, ma ormai è difficile eliminarlo. I ragazzi devono allora capire che hanno in mano uno strumento potentissimo, da usare in modo adeguato e non patologico”.

Gli adulti in cosa sbagliano?
“Spesso sono un pessimo esempio, perché sono i primi a vivere costantemente al telefono. Ma se passa il messaggio che quella è la normalità, per un adolescente sarà normale riversarvi tutta la propria esistenza”.

[fonte: Una vita da social]

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