Io parlo sempre molto, cioè dico molte parole

Io parlo sempre molto, cioè dico molte parole, e ho fretta, e non arrivo a dir quello che voglio. E perché dico molte parole e non arrivo a dir quel che voglio? Perché non so parlare. Quelli che sanno parlare bene sono concisi. Dunque eccola, la mia povertà d’ingegno! Non è vero? Ma giacché questa dote della povertà d’ingegno io l’ho già per natura, perché non dovrei sfruttarla artificialmente? E la sfrutto. È vero, quando mi accingevo a venir qua avevo pensato da principio di star zitto; ma anche lo star zitto è un gran talento e quindi non mi si addice, e in secondo luogo è pericoloso; e così ho deciso definitivamente che la cosa migliore è di parlare, ma proprio da persona povera di ingegno, cioè molto, molto, molto, dimostrar qualcosa in gran fretta e alla fine imbrogliarsi sempre nelle proprie dimostrazioni, di modo che l’ascoltatore se ne vada senza una conclusione, allargando le braccia e, ciò che sarebbe meglio ancora, sputandoci sopra. Il risultato sarà che in primo luogo lo avrete persuaso della vostra ingenuità, lo avrete annoiato molto e non vi sarete fatto capire: tre vantaggi in una volta!

[Fëdor Dostoevskij – I demoni]

Ascoltate, allora. Nel recarmi qua io naturalmente decisi di recitare una parte.

Ascoltate, allora – fece Pjotr Stepanovič, dimenandosi più che mai. – Nel recarmi qua – voglio dire qua in genere, in questa città, dieci giorni orsono – io naturalmente decisi di recitare una parte. La cosa migliore sarebbe di non recitare nessuna parte, ma di mostrare il proprio volto, non è vero? Non c’è maggiore astuzia che di mostrare il proprio volto, perché nessuno ci crede. Io, se ve lo devo dire, volevo far la parte dello scemo, perché è più facile far lo scemo che mostrare il proprio volto; ma dato che lo scemo rappresenta sempre un estremo, e gli estremi eccitano la curiosità, mi son fermato definitivamente sul mio proprio volto. Beh, e qual è il mio proprio volto? L’aurea via di mezzo: né stupido né intelligente, abbastanza povero di ingegno, uno che vive nelle nuvole, come dicono qui le persone di giudizio: è così?

[Fëdor Dostoevskij – I demoni]

E tutti sorrisero.

E tutti sorrisero. Poiché una piccola debolezza di quel paese era l’ossequio ai potenti, fossero essi collaudati benefattori statali o grandi famiglie mafiose. E dopo ogni cratere di bomba e spasmo di indignazione si scatenava l’asta per i diritti cinematografici, dopo ogni grido di orrore la corsa per intervistare lo scannatore, e dopo l’abbraccio ai parenti il pensiero più o meno espresso che la vittima se l’era un po’ cercata. E si correva a lavorare per il noto chiacchierato, per il riciclatore, per l’implicato, per l’amico di, e per il mafioso sì, ma tanto popolare.

[Stefano Benni – La Compagnia dei Celestini]